Pescara 2016: il luogo dove tutto ebbe inizio.


L’inizio di un sogno.

Sabato 9 luglio 2016, è stata una giornata caldissima a Pescara.

Quel pomeriggio mia moglie e i bambini erano in spiaggia, io invece avevo già preso troppo sole la mattina durante uno degli ultimi allenamenti in bici prima di Ironman 70.3 Budapest che di là a poco avrei dovuto affrontare. Stavolta non si tratta quindi di una delle solite gare podistiche, ma di un’ardua competizione di triathlon.

Quel pomeriggio stava per iniziare il mio sogno: nel giro di pochi minuti avrei completato l’iscrizione per Ironman Frankfurt 2017, data 9 luglio 2017. Mancava esattamente un anno, era dunque il segno che il momento per il “lungo” era giunto.

Inutile dire che quei 12 mesi sono volati. Famiglia, lavoro, impegni vari ed allenamenti non potevano aver fatto altro che accelerare quel trascorrere. E di colpo eravamo giunti alla mattina del 5 luglio. Caricata la macchina si parte: moglie, figli e bici da crono al seguito. Pescara-Francoforte con sosta turistica ad Innsbruck.

Il venerdì mattina a Francoforte si passa al desk di registrazione e quindi, con braccialetto al polso, ero ormai identificato come uno di quei 3.000 che la domenica successiva avrebbero preso il via alla ricerca dell’impresa… e quella mattina, come tutte le scadenze della vita, finalmente arriva.

Ore 03:30 sveglia, tentativo di colazione, e alle 04:30 sono pronto al punto di raccolta degli atleti dove l’organizzazione ha previsto il trasferimento in bus dalla città al lago.

Ma quanto sono lontane quelle boe?!

Le facce sui bus erano tutte le stesse, ognuno cerca di mascherare in qualche maniera quel senso di tensione misto paura che inevitabilmente non può mancare.

Nella mente si aggirano quei pensieri che puntualmente si fanno vivi prima di un grande evento: avrò fatto tutto quello che serviva? Mi sarò allenato a sufficienza?

Ma il tempo per metabolizzare le risposte non c’è, ero lì con la muta, insieme a ad altri 3.300 arrivati da tutto il mondo, con i piedi nella sabbia e lo sguardo verso le boe… “Ma quanto sono lontane quelle boe?!”

Quell’odore di neoprene delle mute mi fa capire che ormai ci siamo.

C’è l’Inno Nazionale tedesco sparato a tutto volume dagli altoparlanti e nella testa ci sono i ricordi delle alzatacce alle 5 di mattina, le discussioni con mia moglie, le rinunce con i miei figli. Tutti quei sacrifici mi hanno portato lì ed adesso sono solo, con e contro me stesso. Niente scuse, niente alibi. Io e 140.6 miglia da affrontare.

Entro in acqua e le bracciate vanno tranquille. Ho un senso di serenità, sono contento, supero e vengo superato, le boe direzionali vengono raggiunte una dopo l’altra e mi trovo così ad affrontare l’uscita all’australiana per poi rientrare ad iniziare la seconda parte.

Comincio ad avere un senso di vuoto nello stomaco (avrò mangiato abbastanza prima di partire?), il sole ormai alto mi dà fastidio quando cerco di individuare le boe, ma la voce dello speaker è sempre più forte e questo significa che siamo vicini, che i 3.800 metri di nuoto stanno per finire e così mi ritrovo in piedi e senza foga vado alla ricerca della mia sacca.

Do uno sguardo alle bici e vedo che ce ne sono ancora tante in zona cambio, è un buon segno.

Sono in sella, lungo uno stradone che mi porta verso il centro di Francoforte ed è lì che dovrei vedere la mia famiglia. Con mia moglie, avevo preparato una previsione dei passaggi in modo da farli sostare in attesa il meno possibile.

Li vedo, sono lì che fanno il tifo per me, ci scambiamo dei baci volanti e gli urlo: “ci rivediamo tra tre ore”. In realtà ripasserò con un po’ di anticipo, e loro sono lì. Mia moglie, che conosce la mia prudenza, sapeva che sarei passato prima.

I 180 chilometri in due giri sono un bellissimo viaggio dove si è sofferto, riso, pianto.

Mi preparo per la sessione run che però non è una semplice sessione run, ma una maratona!

Gli stati d’animo cambiano a seconda della sensazione del momento, ma tutto sta andando come doveva andare e quando ormai mancano pochi chilometri alla fine della sessione bike inizio a realizzare che ce la sto per fare.

Arrivo quindi in zona cambio, lascio la bici, prendo la sacca blu, tolgo l’abbigliamento da bici e mi preparo per la sessione run che però non è una semplice sessione run, ma una maratona!

E, nel momento in cui mi sto per partire, visualizzo nella mia mente le immagini video degli atleti professionisti che si alzano e volano verso quei 42 chilometri. Io con quel tipo di atleta non ho nulla a che fare. So che sarà una “via crucis”, ma non posso certo mollare!!!

Si inizia a correre, e subito ritrovo mia moglie ed i miei figli che fanno il tifo, incitano e danno coraggio, ma dentro di me quella forza e quella serenità delle ore prima va via via diminuendo.

Nuvole nere iniziano ad entrare nel cervello, siamo ancora al primo giro, ne mancano ancora tre. Secondo e terzo giro diventano una vera odissea, ma il popolo dell’Ironman capisce la fatica e incita tutti i partecipanti.

E quindi sono lì che tra un gel, un sorso di coca cola e una spugnetta refrigerante sto per iniziare il quarto giro. Incontro i “miei”, mi fermo, scambio due chiacchiere e dico: “ci vediamo all’arrivo”.

Ironman FrankFurt 2017: arrivo al termine della competizione

Gli ultimi 200 metri di corsa si percorrono tra due ali di folla che urlano e battono il cinque. Giungo nella zona degli spalti e con lo sguardo cerco mia moglie, la vedo, mi fermo e le vado incontro. La bacio, bacio i miei figli, facciamo un selfie ed ora sono li, mancano solo 15 metri.

C’è uno speaker che urla, le ragazze pon pon che fanno coreografie e altre ragazze che mettono medaglie al collo all’arrivo.

Quel momento è il mio momento, non va sprecato, va affrontato come tutte le cose importanti della vita. Lascio quindi le mani di mia moglie e corro verso il traguardo.

Le ragazze agitano i loro pon pon e lo speaker urla il canonico: “Antonio You are Ironman”. Traguardo. Una ragazza mi mette la medaglia al collo.

“Niente è impossibile”, recita il famosissimo spot, ma non lo sarà solo se la perseveranza nel raggiungere l’obiettivo è costante, senza esitazioni.
La medaglia al collo l’ho tenuta tutta la notte ed anche il giorno dopo durante il viaggio di ritorno in cui ho pensato di non partecipare più a gare così lunghe, troppo faticose per me e per tutta la famiglia che però subito dice di non essere proprio d’accordo con questa mia decisione…

Nel caldo pomeriggio di sabato 15 luglio, quattro giorni dopo essere rientrato dalla Germania, ho quindi formalizzato l’iscrizione per Ironman Frankfurt 2018.

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