E con Dublino sono 15… la Maratona, croce e delizia di ogni Podista che si rispetti!


Avevamo già messo in Calendario Domenica 29 Ottobre e la Maratona di Dublino da qualche mese, da quando il nostro amico Antonio aveva deciso di iscriversi in solitaria convinto che poi lo avremmo seguito a ruota, così come era successo a Vienna e in altre occasioni in cui abbiamo abbinato le gare podistiche a brevi e divertenti gite all’estero.

Il destino ha voluto che proprio lui purtroppo per problemi fisici dovesse rinunciare all’evento prescelto e quindi al viaggio. Siamo rimasti quindi in 3, io Francesco e Vito, il venerdì precedente alla Maratona ad imbarcarci sul volo Ryanair Bari-Dublino accompagnati da moglie e figlia di quest’ultimo.

La capitale Irlandese

Dopo 3 ore e mezzo di viaggio siamo nella ridente capitale Irlandese.

Fortunatamente l’Uragano Ophelia, che ha messo KO la città e i dintorni la settimana prima, si è dissolto lasciandoci una bella giornata di sole ed un cielo insolitamente azzurro che ci incute buonumore.

Inoltre ci accompagna dritti dritti all’importantissimo rito di ogni Maratoneta o aspirante tale: il ritiro del Pettorale e del pacco gara presso l’Expo-Village col relativo girovagare tra gli stand come tanti bambini in una fiera di giocattoli.

La Maratona di Dublino e il ritiro del pettorale

Abbiamo problemi nella capitale irlandese, praticamente un Pub a cielo aperto, a reperire gli indispensabili piatti di pasta, benzina primaria del podista prima di ogni gara di fondo.

Quindi ci riserviamo il ristorante italiano per il sabato sera consumando il resto dei pasti a base di carne e patatine nei tipici locali del posto dove le pinte di Guinness costano meno dell’acqua minerale… e noi ne abbiamo ovviamente approfittato!

Nella giornata di sabato poi, altro sgarro alla regola, contravvenendo a tutti i manuali della corsa, abbiamo visitato camminando a piedi per ore tutto il grazioso centro della città, Grafton Street, O’Connel Street, Henry Street, Abbey Road fino ad arrivare al mitico Temple Bar, ma quando si abbina la gara a viaggi in posti mai visitati cedere a questa tentazione è inevitabile.

Il giorno della Maratona di Dublino

Arriva così il grande giorno. Domenica alle 7, recuperando anche l’ora di sonno in più riacquistata col ritorno all’ora solare, siamo già operativi per tutti i riti pre-gara: colazione, assunzione Carbon Gel, multiple visite al bagno dettate più dall’ansia che da reali bisogni.

È inutile nascondere che, nonostante si gareggi tutte le settimane e nessuno di noi 3 sia alla sua prima volta, una certa preoccupazione è inevitabile prima di correre per 42km, una distanza che a differenza delle Mezze o delle gare da 10km non fa sconti e che, sia la prima volta o la centesima, va sempre gestita saggiamente per non correre il rischio di non arrivare alla fine.

Alle 8 del mattino, nell’addormentata città chiusa al traffico, in giro ci sono solo colleghi di avventura che con la bag d’ordinanza a tracolla si avviano verso i depositi bagagli e le griglie di partenza, i cosiddetti Corral, e noi 3 in mezzo a loro.

Arrivati nei pressi della partenza le nostre strade si dividono, io partirò con la prima onda delle 9.00, mentre Vito e Francesco dieci minuti dopo.

Non avendo particolari ambizioni cronometriche, sono andato lì soltanto con lo scopo di fare il lunghissimo in preparazione per la Maratona di Lecce in programma a distanza di 4 settimane dove sono già iscritto da tempo.

Ma alla fine, come al solito, allo sparo dello starter ci si dimentica di tutti i propositi e quindi ho dato tutto quello che avevo.

L’unico buonsenso che ho avuto (se di buonsenso si può parlare per soggetti che corrono per 42km senza essere inseguiti da nessuno!) è stato di partire i primi km molto avveduto perché la paura di incappare in muri, muretti e muraglie già sofferti durante gli ultimi 2 allenamenti lunghi, finiti entrambi camminando, era concreta.

Questa pratica di fare una Maratona come lungo di un’altra, posizionata a 3/4 settimane di distanza, è un’idea che ho sposato da subito perché mi permette di correre due 42km con la stessa preparazione dettata dalla famigerata tabella di circa 3 mesi a cui noi tutti ricorriamo.

Ciò mi ha consentito di riuscire a correre con questa di Dublino 15 Maratone in 4 anni, tipicamente 2 in primavera e 2 in autunno, e ora sono pronto per quella del 26 Novembre nella nostra città!

Dublino: Eravamo là aspettando la partenza della Maratona più attesa.

Mentre aspetto la partenza, guardandomi intorno nell’affollatissima griglia, a differenza delle altre Maratone che ho corso all’estero (Amsterdam, Berlino, Madrid e Vienna) mi colpisce la scarsissima presenza di italiani e di stranieri in genere, forse Dublino attira più turisti giovani in cerca di notti allegre piuttosto che podisti…..

Pronti partenza e via!

Il percorso si dimostra subito abbastanza tecnico con numerose e prolungate pendenze, anche se mai troppo ripide, al 5°km un lungo rettilineo dentro un immenso parco in cui siamo controvento, passo la Mezza ancora pieno di energie e quindi decido di aumentare il ritmo.

Poi c’è il “The Wall”… una scritta intorno al 34°km su un arco che ti aspetta in cima ad una salita… quindi gli ultimi km da affrontare solo con la testa dimenticandosi delle gambe, la vista del 41°km sul Garmin (qui i cartelli di misurazione sul percorso sono in miglia!) che, come sa chiunque ha corso una Maratona, inspiegabilmente ti ridona energia vitale e avanti tutta fino a tagliare il traguardo in 3h 08… non è la mia migliore prestazione ma sono soddisfatto!

Ora non mi resta che aspettare i miei 2 bravi compagni della Tre Casali: Vito che riesce a compiere la grande impresa di fare il suo Personal Best e poco dopo arriva anche il prode Francesco con la medaglia al collo.

20.000 partecipanti

Dopo la gara, una buona parte dei 20.000 partecipanti si riversa nei numerosissimi pub della città, rigorosamente con indosso la maglia tecnica del pacco gara e la medaglia in bella vista, come se fosse una divisa di ordinanza.

Sembra si fossero messi segretamente d’accordo, tutti eroi per un giorno e tutti a tracannare pinte di birra e scambiarsi i “congratulations”, e noi insieme a loro… tranquilli, la Guinness anche se dall’aspetto scuro ed aggressivo, si dimostra più adatta a stimolare incontinenza che la classica “mbriacatura”!

La parte più bella della corsa è proprio questa: tolti i primissimi della classifica che, sono runners per professione, le altre migliaia di podisti, non importa niente se hanno chiuso la gara in 3 o in 6 ore, valgono allo stesso modo e gioiscono insieme, tutti con al collo la stessa medaglia, lepri e tartarughe, così come recita il motto della Tre Casali…

In conclusione un unico pensiero: la 15^ è andata… non vedo l’ora di fare la prossima!

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