La Maratona di New York è davvero unica come la descrivono?


Sì! È tutto vero! O meglio, lo è ancora di più! È proprio vero che solo provandolo sulla propria pelle, solo partecipandovi in prima persona, è possibile capire quanto veramente sia unica e speciale questa maratona! E non parlo solo dei 42,195km in sé, ma dei giorni precedenti, della cerimonia di presentazione della gara (dove tutti i Paesi sfilano con dei propri rappresentanti e sembra quasi di essere alle Olimpiadi), dell’ottima organizzazione il giorno della gara e del post gara, dove gli americani ti fanno sentire dei veri e propri eroi, si congratulano con te, ti ringraziano di essere venuto e il solo fatto di girare con la medaglia al collo ti fa sentire una Super Star.

La NYC MARATHON è veramente la MARATONA, capace di lasciarti emozioni e sensazioni incredibili e indelebili; una maratona che dal punto di vista tecnico sicuramente non è facile, con i suoi numerosi falsipiani, con i ponti che collegano i 5 distretti della Grande Mela, con i saliscendi che caratterizzano soprattutto la parte finale del percorso; ma essere lì, a correre con più di 50 mila persone provenienti da tutti i Paesi del Mondo, con un pubblico festante per tutti i 42km, è veramente qualcosa di incredibile.

LA MIA GARA

Ore 4:45: Sveglia, colazione, ultimi preparativi e via.

Ore 5:30: Il Bus ci aspetta per portarci a Staten Island, luogo della partenza della gara.

Ore 7:00: Arriviamo al punto di incontro e già si vedono migliaia di atleti che si incamminano per entrare nel primo villaggio dove bisogna attendere lo start. Questo è uno dei momenti più difficili perché bisogna aspettare, all’aperto e al freddo per parecchio tempo, fino a quando ti fanno entrare nel secondo villaggio, chiamato Corral, e da lì, dopo un’ ulteriore attesa, ci si libera dei panni pesanti e si può raggiungere il vero punto di partenza.

Ore 9:40: Inno nazionale. Brividi. Emozione pura. Ancora non ci credo di essere lì. Ogni anno in tv vedevo questo momento e sognavo, prima o poi, di essere anche io uno dei protagonisti di questa maratona. E finalmente questo momento è arrivato!

Ore 9:42: Sparo di cannone. Si parte! Il primo km e mezzo è veramente impegnativo, in salita, con un po’ di vento contrario, ma mi guardo intorno, vedo il bellissimo paesaggio che ci regala il passaggio sul ponte di Verrazzano, osservo le facce dei runners che mi circondano e siamo tutti felici, energici, motivati e questo miglio in salita passa senza problemi.

Ore 10:13: I primi 7 km passano in un batter d’occhio: terminato il ponte, c’è già una marea di persone che accolgono noi runners e ci fanno sentire subito il loro calore e il loro tifo. Ancora non ci credo: sto correndo per le strade di New York! L’entusiasmo è alle stelle e i primi km li corro a circa 4’ 25’’ al km di media, anche se la mia idea era di partire leggermente più piano, ma è quasi impossibile mantenersi con l’euforia generale che c’è. Dopo questi primi km, però, inizio ad avvertire il mio solito fastidio alla gamba, con cui ormai convivo da parecchi mesi, e purtroppo sono costretta a rallentare, correndo per un po’ di km intorno ai 4’ 30-35’’.

Ore 11: 18: Arriva il passaggio alla mezza maratona: il cronometro segna 1h 35’ 48’’. Beh, speravo meglio, e allora in mente inizio a ripetermi solo una cosa: ora l’obiettivo è quello di fare 3h 10’! Non di più! Devo cercare di aumentare un po’ il ritmo e provarci! Per fortuna dal 20° km inizio a sentire che il fastidio alla gamba comincia ad andare via e dal 21°km ho sentito proprio un cambiamento; la gamba è Ok e quindi è giunto il momento di iniziare a correre per davvero!

Ore 11: 42: Iniziano i 10 km più determinanti e forse i più faticosi di tutta la gara, perché ci sono due momenti chiave: il ponte del 25°km, caratterizzato da una lunga e pesante salita che spesso mette a dura prova gli atleti. Io, in realtà, non ho avuto grossi problemi e ho continuato cercando di mantenere il mio ritmo. Finita la salita, c’è uno dei momenti che più mi sono rimasti impressi nella mente, ossia, verso la fine della discesa del ponte, inizio a sentire un forte rumore, una specie di rullo di tamburi, non riesco a definire e comprendere con precisione cosa sia. Ma una volta svoltato a sinistra, mi rendo conto che si tratta del boato del pubblico che era lì per noi, ad urlare, incitarci; un tifo da stadio incredibile che mi ha dato tanta energia, e da lì ho iniziato a correre molto più veloce. Mi sentivo bene, ancora piena di forze, e ho iniziato una progressione di ritmo che mi son portata fino alla fine. Il secondo punto chiave di questi 10 km è il 31°km dove c’è un altro ponte, questa volta più breve ma più ripido, dove vedo molte persone rallentare, camminare, fermarsi per crampi o altri problemi. Ma anche qui proseguo dritto, senza esitazioni, mantenendo il mio ritmo e motivata dal riscontro cronometrico che mi indica di riuscire a scendere sotto le 3h 10′ continuando in quel modo.

Ore 12:50: Passato il 32°km cerco di motivarmi pensando che ormai manca poco, ‘’solo’’ 10km (che saranno mai 10km rispetto a 42km!). Il pubblico è sempre più numeroso, sempre più festante, la musica sempre più forte e io mi sento sempre più veloce, corro senza un minimo di cedimento; neanche il vento contrario mi ferma, sto bene, non mi supera nessuno; anzi, sono io che supero in continuazione e questo mi carica ancora di più. Anche i km nel Central Park, che molti mi avevano descritto come impegnativi, fatti di salite e discese, passano così velocemente che non mi accorgo di far fatica. È tutto troppo bello, troppo eccitante per riuscire a sentire la stanchezza! Arrivo così all’ultimo km, che però mi sembra lunghissimo: l’arrivo infatti si riesce a vedere solo dopo gli ultimi 150m, ma sono i 150m più belli di sempre. Le persone sulla strada e sulla tribuna ci accolgono come dei vincitori, urlano, ci incitano fino agli ultimi metri. La Finish Line è lì, alzo le braccia perché quando si termina una maratona siamo tutti vincitori, fermo il cronometro e leggo 3h 08’ 27’’. Ho fatto un negative split di più di 3 minuti. Sono contenta. Sono una Finisher della NEW YORK Marathon 2019. Ho realizzato il mio sogno!

Il giorno successivo, poi, ho scoperto anche di essere stata la prima italiana a tagliare il traguardo. Quindi, meglio di così non poteva andare!

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