La corsa: un esercizio di costanza e metodo.

Corro circa tre o quattro volte alla settimana, in ogni stagione ed ovunque mi trovi, allenandomi per partecipare alle gare podistiche. Nel week-end un lungo, nei giorni feriali lavori differenziati.

Per me la corsa è prima di tutto un esercizio di costanza, di metodo. Si può annullare un’uscita, cambiare un allenamento, ma lo schema generale è inviolabile.

Questo atteggiamento mi ha portato a cambiare tante volte il mio schema per adattarlo allo stile di vita, alla famiglia, al lavoro, al tempo libero.

Ho cominciato a correre quando è nato il mio primo figlio. Correvo dopo il lavoro, semplicissimo. Poi ha cominciato a correre anche mia moglie. No problem, basta sincronizzarsi.

Dopo pochi anni è arrivato il secondo erede. Mhhh… la sincronizzazione diventa più complessa, a volte devo anticipare. Sfrutto l’orario flessibile sul lavoro e metto in piedi uno schema accettabile.

Una vera e propria tragedia.

Poi la tragedia podistica!!!! I bambini crescono, il karate, la piscina, le riunioni della scuola. La sincronizzazione tra me, mia moglie e la corsa traballa. Uno dei tre è di troppo!! Sara se la cava alla grande, riduce la corsa. Io non voglio rinunciare, ma diventa sempre più difficile, quasi impossibile.

Pausa pranzo non posso, non ho dove lavarmi!

Dopo il lavoro ci sono loro, i più grandi e temibili nemici del podista amatoriale, i bambini.

Me lo dicono chiaramente “non vorrai andare a correre proprio ora?” Ti aspettavamo per fare assieme i compiti/ dido/lego/libro/pennarelli/puzzle/disegno da colorare/nave pirata da espugnare/ tenda da montare etc etc etc alla ennesima potenza!!!

A quel punto esiste solo un angolo temporale in cui rifugiarsi, il mattino presto.

Ho cominciato in primavera ad uscire da casa tra le 6 e 6:30 del mattino e tornare dopo un’ora. Avevo trovato il mio nuovo schema. Uno schema molto piacevole: corri, rientri, fai colazione, prepari i bambini e li porti a scuola, un caffè al bar e poi al lavoro in scooter.

Ecco cosa accade in estate.

In estate? Anticipavo di una mezzora per il caldo.

Il mio nuovo schema era inattaccabile… se non vivessi in Lombardia. Perché anche in Lombardia arriva l’inverno, e l’inverno è freddo, in Lombardia. Non è facile svegliarsi con buio pesto ed abbandonare il proprio caldissimo letto. Al suono della sveglia spengo il cervello, per non pensare alle conseguenze di quello che sto facendo, e mi alzo.

Bevo un caffè e già va meglio, ma poi guardo fuori dalla finestra e… posso vederlo chiaramente, prima ancora di sentirlo. Mi riconosce, sa che sono pugliese!

La sera prima di andare a letto ho messo l’abbigliamento sul termosifone, un piccolo piacere che mi aiuta a cambiarmi. Ho poco tempo e non voglio farlo aspettare, via il dente via il dolore. Orologio, radio e cuffiette sono già pronte nell’ingresso.

In niente sono sul pianerottolo, scale e fuori, per strada!

Naturalmente lui mi aspetta, sempre puntuale: Il freddo!!! Fa freddo in Lombardia in inverno alle 6:30 A questo punto riaccendo il cervello, oramai sono fuori non c’è rischio che rinsavisca e decida di rimanere in casa.

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Ma è sempre in questo momento che comincia a succedere qualcosa di strano: nonostante le mani e guance congelate, mi sento bene, a mio agio. L’abbigliamento tecnico mi protegge alla grande, e comincio a corricchiare nel silenzio assoluto, spesso con la nebbia!

E poi d’un tratto arrivi di fronte al bar.

Non vivo in città quindi a quell’ora non c’è quasi nessuna auto e pochissime persone. Dopo 5 minuti passo di fronte al bar di Luca. Ha appena aperto ed è fuori a fumare, mi saluta picchiettandosi la tempia con un dito. È un tipo strano!

Quando raggiungo la fermata dell’autobus il freddo lo sento ancora, ma meno pungente. Roberto e Andrea stanno aspettando l’autobus.

Fai un chilometro anche per noi” mi urlano. Ogni mattina. Da diversi inverni. Che vicini simpatici.

Sono agghindato con una serie di segnalatori luminosi, sembro un albero di Natale fuggito da un centro di recupero per abeti alcolizzati.

Faccio circa 1,5 km in una stradina secondaria senza illuminazione, e non mi piace essere investito. Davanti alla latteria ci sono i camion per il carico, gli addetti mi degnano appena di uno sguardo. Confronto a loro sono un dilettante del freddo.

È ancora buio e la lampada frontale mi aiuta ad evitare radici e buche lungo la ciclabile.

Ci ho rimesso almeno due pantaloni ed una giacca prima di decidermi ad usarla.

Continuo in direzione idroscalo cercando di tenermi sempre sulla ciclabile, ho l’impressione che sia sempre meno ghiacciata del marciapiede. Ora comincia ad esserci più movimento. Soprattutto ragazzini che vanno a scuola.

Mi sento fortunato ad aver frequentato le scuole a Brindisi, lì l’inverno è fatto da mattinate a 15°C.
Ascoltano musica, chiacchierano e non si accorgono neanche del mio passaggio.

Arrivo sino al benzinaio con bar tabacchi, già affollato anche se non sono ancora le sette del mattino.

Il rientro quando arriva sera.

Posso tornare ora, il letto è un lontano ricordo ed il freddo un piacevole compagno di corsa.

Mani, piedi e testa sono oramai scongelate. Anzi, sto anche sudando un po’. Il ritorno è sempre più veloce, forse perché comincio a materializzare la doccia calda e la ricca colazione che mi aspettano.

Non è più così buio come prima e cominciano a comparire diverse coppie cane-uomo/donna, barboncini, terranova, pastori, meticci vari.

Alcuni cappottati quasi quanto i loro padroni persi nello smartphone.

Sono quasi a casa ed il parcheggio pubblico prima dell’ultima curva è popolato da grattatori di ghiaccio che liberano i parabrezza delle auto. Oramai la giornata è cominciata per tutti, anche per Luca, che ora serve caffè e cappucci a tutto spiano.

Io sono arrivato, soddisfatto e con un ottimo umore per iniziare la giornata. Si renda grazie alle endorfine!!
Dopo 5 minuti di stretching arrivo in casa ed il calore mi toglie quasi il fiato.

Anche oggi ce l’ho fatta, e ne sono felice. Devo dire di averci messo un pò a capirlo, ma alla fine ho realizzato che mi piace uscire sottozero, in silenzio, e magari con la tanto odiata nebbia lumbard!

Domani però riposo…forse!