Oggi voglio condividere con voi la mia esperienza alla 33esima edizione della maratona di Venezia, tenutasi lo scorso 28 Ottobre.


Il ritrovo e il pre-partenza.

28.10.2018 ore 08:00: come per tutte le gare podistiche c’è stato dato un punto di ritrovo per tutti i top Runner in palestra. Arrivo in punta di piedi un po’ timoroso, un po’ emozionato e un po’ bagnato… fuori piove!

Saluto alcuni degli organizzatori presenti per poi fare l’ingresso nell’area da gioco della palestra dove trovo tutto intorno tanti atleti di colore e qualche atleta bianco, ma sicuramente tra di loro il prossimo vincitore della Maratona di Venezia.

Cerco un posto dove mettermi, vicino a me qualche atleta italiano con cui scambio qualche impressione.
Ma tutti con lo stesso pensiero: pioverà? Si è alzato vento? Lo sapevamo, le previsioni lo dicevano da giorni che non sarebbe stata una bella giornata.

Ore 08:30: usciamo a correre per riscaldarci sotto una pioggia leggera e con un vento ancora timido che iniziava a soffiare da sud-est. Rientriamo, iniziamo a prepararci, la tensione si inizia a sentire. Migidio Bourifa, tra i responsabili dei top Runner, annuncia: “10 minuti e si va!”

Curati gli ultimi dettagli, siamo tutti pronti ad uscire. Appena fuori qualche raggio di sole si fa spazio tra le nuvole, non piove più.

Ore 09:10: ci accompagnano alla zona partenza distante circa 200 metri dalla palestra. “Corricchiando” tutti insieme arriviamo sull’argine di un canale e con un barchino ce lo fanno attraversare portandoci proprio a pochi metri dalla partenza.

È arrivato il momento della partenza!

il momento della partenza delle gare podistiche è sicuramente quello più emozionante!

Venice Marathon 2018: foto della partenza presa da http://www.huaweivenicemarathon.it
photo © Matteo Bertolin

Ore 09:20: manca poco… si parte!!!
Si riesce a correre bene nei primi km, non piove e il vento soffia sul fianco. Si creano subito 2 gruppi, i top Runner, che andranno a giocarsi la vittoria con previsione di gara sotto le 2 ore e 10, e poi un gruppo con qualche atleta italiano e un paio di atlete keniane con previsione di gara da 2 ore e 25 minuti.

Io resto poco dietro, con un paio di atlete keniane e un paio di atleti italiani. La nostra previsione di gara 2 ore e 30/32 minuti. Al km 15, attraversato Dolo Mira e Oriago, mi dirigo verso Malcontenta. Il vento ormai dal fianco inizia a soffiare incessantemente contrario, ma stando nell’abitato si riesce comunque a correre senza risentirne troppo.

Km 21,097: passaggio alla mezza più o meno da previsione: 1h15’50”. Il vento nell’ultimo 5000 ha rallentato un po’ la media. Soprattutto sono solo ormai da un bel po di chilometri. Vedo davanti a me la seconda donna keniana che ha perso contatto dal suo gruppo e la vado a riprendere in un paio di chilometri. Sta con me qualche centinaio di metri, poi si lascia sfilare.

Km 30: il ritmo ormai è iniziato a calare. Piove e il vento sempre più forte, riduce e penalizza l’andatura.
Nel parco San Giuliano si inizia ad assaporare la parte difficile della gara. Il vento soffia sempre più forte e la pioggia diventa graffiante. Si corre ormai di testa e di forza.

Km 33: una rampa mi porta sul ponte della Libertà, 5 km circa di rettilineo con vento frontale che unito ad una forte pioggia scoraggerebbe anche i più tenaci. È li che inizio a pensare a quanto fatto in allenamento, ai sacrifici, alla mia famiglia che mi aspetta all’arrivo. Arrivo che, ormai, non è più così lontano.
Purtroppo il freddo mi gioca un brutto scherzo, un pit stop forzato rallenta la mia gara. Perdo un paio di posizioni, ma riparto determinato, voglioso di dire ancora la mia.

Km 38: finalmente il ponte è terminato, dopo un chilometro circa riesco a correre nuovamente con un buon ritmo per via di una zona poco ventilata, affronto il primo di 14 ponti, ma davanti a me si presenta l’inimmaginabile, quello che non ti aspetti: il mare e la terra ferma erano diventati un tutt’uno. Più di 20 cm di acqua e, in alcuni tratti, anche di più, per via delle onde.

Ormai si corre per arrivare. Ormai non basta la testa il cuore e la forza di volontà, serve anche la forza vera, quella delle gambe. Si corre dentro a 30 cm d’acqua, la fatica ormai è al limite.

I ponti dovevano essere la parte più impegnativa degli ultimi chilometri ed invece erano l’unico posto dove non si correva sull’acqua. Tre chilometri interminabili dove davanti all’incitamento di chi a bordo “acqua” ti batte le mani, rispondo con un sorriso, anche davanti all’ironia di qualche passante che mi invitava a nuotare.

Finalmente…l’arrivo!

Al chilometro 42 ormai è quasi fatta! Salgo l’ultimo ponte e non c’è nemmeno il tempo di realizzare: mancano solo 100 metri e, almeno quelli, senz’acqua. Taglio il traguardo soddisfatto, emozionato e stanco!

È vero, il crono finale non è quello che mi aspettavo (2 ore e 39 minuti) ma poi pian piano realizzo che tutti gli atleti giunti all’arrivo erano stati pesantemente penalizzati da una giornata difficile.

Ma Venezia deve la sua unicità al suo elemento naturale e affascinante che è l’acqua e i suoi canali.
Beh, allora è giusto che sia così, io e chi c’era dentro e fuori dalla gara, ricorderemo la 33^ edizione come “la maratona degli eroi” così come è stata definita nella pagina ufficiale dell’evento.

Eroi, che davanti al vento, alla pioggia e all’acqua alta, hanno risposto con rispetto, cuore e forza di volontà per l’unica e vera Maratona della Laguna!

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